E' pomeriggio quando Fr@ si reca, zainomunito, alla stazione di Porta Nuova. E' ora. Si comincia.
In testa girano liste di cose da fare, oggetti lasciati a casa reclamano la propria utilità e ciarpame
ortato dietro sghignazza pensando a quanto sarà inutile.
Il primo treno è decisamente carino; niente di eccezzionale ma ammortizza abbastanza bene lo shock
da partenza; lo zaino enorme mi ricorda che ho il brutto vizio di portare sempre troppa roba
(in seguito capirò di aver portato, una volta tanto, le cose giuste).
A Ventimiglia scopriamo che per arrivare a Port Bou l'unico modo è fare via pullman fino a
Nizza e sperare in qualche coincidenza; la sfiga per un momento guarda altrove e una volta
arrivati in stazione riusciamo ad accaparrarci sei (s e i) cuccette con il nostro biglietto di
seconda classe.
Il treno scorre veloce, noi dormiamo, gli zaini pesano.
L'interrail è cominciato.
Allegria.
Il risveglio in terra spagnola ci fa conoscere il peggior nemico di tutto l'interrail: l'aria condizionata.
Sul treno sembra di essere appena attraccati in Antartide, ma basta aprire le porte per farci
scongelare a dovere e pensare magari alla colazione...
Presi da un eccesso di iniziativa scendiamo dal treno non appena arriviamo in una stazione
"che sembra Port Bou", risaliamo sul treno un secondo prima che ci lasci nel bel mezzo
del nulla
.
Apetta il treno, prendi il treno, prenota l'ostello. Si riassume cosi' tutta la giornata,
e la sera sono a dormire su di un letto a castello al New York di Barcellona...
Al New York conosciamo un paio di persone veramente simpatiche: Ivan (anche detto Miguel )
e Alan, con cui passiamo le giornate tra Parco Guelle e la Sagrada Familia, scarpinando in lungo e
in largo per la città e scoprendo La Rambla, la maggiore via della città letteralmente invasa dagli artisti di strada.
Nota di contorno: sul tetto del suddetto ostello un improbabile vecchietto "Peace & Love" serve sangria a pochi euro.
Seconda nota di controno: Un sera cerchiamo un locale dove passare la sera ma il tutto si risolve in millemila ore di cammino e qualche drink in una pseudo-disco.
I francesi guidano, ma si perdono
.
Ripartiamo da Barcellona con un pò di tristezza (capirai dopo aver visto la Rambla ) per quel
di Madrid, su di un Talgo extralussosuperfigo, che proietta un paio di film, che ci da gli auricolari
per la musica a bordo, che ha i sedili più comodi dell'universo, che si ferma in mezzo al nulla e non
riparte più, obbligandoci a prendere un pullman fino ad Atocha, stazione di Madrid che di notte chiude
e ci farà rimanere a dormire...
Se non altro ora so molte più cose su come funziona una stazione quando non è aperta al pubblico
.
Ovviamente non abbiamo ancora un ostello per il giorno seguente, e passeremo le prime ore
della giornata alla ricerca del suddetto, peraltro con successo.
La sera, Jiina guida la truppa nella città dormiente, sbagiando nome ai palazzi e
girando in tondo, ma tutti facciamo finta di approvare e sorridiamo.
La capitale, signori, questa è la capitale!
Il treno diretto a questa sperduta città avrebbe dovuto offrirci una coincidenza per
arrivare in quel di Santiago.
Arrivati, veniamo informati che niente c'è e mai ci sarà per andare dove vogliamo noi...
Si va a Gijon, ragazzi...
Durango è una piccola città poco fuori Bilbao, dove passiamo la notte in un ostello
gestito da vecchietto gentile + figlia scassacazzo, che tuttavia ci permette di riposare
in vista di un (imprevista) difficoltà nel raggiungere poi Santiago...
Giudizio: neutrale, una nottata e via, verso nuove incredibili avventure
.
Arriviamo in città su un pullman strapieno (altro Talgo che si rompe ) e
di tarda sera (saranno state circa le dieci passate) e realizziamo che non c'e' un ostello
disponibile nel raggio di dieci chilometri...
Decidiamo di trasferirci a Durango per passare la notte e tornare poi in città per il
Guggenheim la mattina seguente.
In città visitiamo il suddetto museo di arte contemporanea, che è qualcosa di fuori di testa!
Un sacco di roba strana in un posto che lascia letteralmente a bocca aperta .
Purtroppo è domenica, e la città in se è deserta...al massimo qualche persona qua e la ma
in generale da un senso di grigio e malinconico...
Nota di contorno: ho mangiato una specie di frittella calda ricoperta di cioccolato fuso
.
Da qui inizia la disperata ricerca di Santiago...
Su questa tappa sarò breve: è un posto inutile, e non troviamo uno scalo decente per Santiago.
Ripartiamo dopo ben mezz'ora di permanenza
.
Oviedo è tutto quello che Gijon non è stato.
Facciamo "scalo" qui in attesa di un treno per Santiago, e troviamo (con piacevole sorpresa )
un bellissimo paese sperduto in mezzo al nulla, non enorme ma decisamente "vivo".
L'ostello è gestito da un anziano signore molto disponibile e la notte passa in fretta
anche se la pioggia non ci abbandona.
La mattina dopo riusciamo con notevole maestria a perdere il treno per Santiago che tanto aspettavamo
.
Rimedieremo con 160 Km fatti in taxi per prendere un'altra coincidenza .
Arriviamo.
Pioggia.
Prendiamo il treno (e un paio di brioche).
Ripartiamo.
Emozionante non trovate ?
Finalmente giungiamo alla meta, bagnati fradici sotto la pioggia in cerca della via
giusta dove abbiamo prenotato l'ostello.
Vi dirò, me l'aspettavo diverso questo posto...molto meno "religioso" di come si potrebbe pensare; piacevole da vedere.
Sul mio diario trovo scritto che ho mangiato una ciambella con la panna, sarà vero...boh.
Notevole la Cattedrale (considerazione scontata, ma tant'è ), la periferia della città e il tizio
stile Lou Ferrigno che gestisce l'ostello...
Ripartiamo dopo un paio di giorni in piena notte, e fa un certo effetto vedere le strade deserte,
buie e noi tre con gli zaini in spalla ...
"Eat well, sleep deeply
for tomorrow comes,
and it's all yours"
(trovata scritta sul soffitto di un letto a castello, ostello della città)
Il posto dove stiamo e un ostello della Pausade de Juventude, e guarda dritto sull'atlantico
tramite un'enorme terrazza; veramente un bel posto.
Incontriamo due Californiani, Brian e Kara, a cui facciamo gustare l'incredibile (
) cucina Italiana; passiamo inoltre i due giorni con Matteo e Francesca, di Trento, tra ponti, vinerie, parchi e monumenti...
Lisbona è per ora il posto più lontano in cui sia mai stato. Ed è una gran bella città. E fa freddo.
Da ricordare:
Ah naturalmente la sfiga riprende la sua opera e la città viene invasa da atleti venuti
da ogni parte del mondo per le esibizioni locali, con il risultato che il tutto è più caotico
(penso) del solito...
Notevole anche il quartiere di Belem dove, da bravi turisti non ci esimiamo dall'assaggiare
il dolcetto tipico...
Da Barcellona non ci sono treni per Siviglia. Dopo lunghe ricerce riusciamo ad andarcene in pullman.
L'ostello in cui stiamo è gestito da una signora che non è il massimo della simpatia, ma può andare...
Piatto locale = Tapas, tutta una serie di antipasti che vanno dai semplici panini al piatto freddo più elaborato .
Fa uno strano effetto il luna park sulle sponde del fiume che attraversiamo per tornare al nostro letto...
Nota: visitate la Cattedrale e l'Alcazar.
Credo che Granada sia stata la mia città preferita in questo viaggio,
nonostante ritenga Barcellona bella in un certo altro senso.
Incredibile il caldo che si sopporta mentre si cammina da un posto all'altro e
ancora di più il fatto che non vedo un nuvola (nel vero senso della parola )
da almeno tre giorni; il cielo è blu in una maniera incredibile.
Bellissima l' Alhambra, enorme roccaforte tutta da visitare che si estende
su una collina fatta di parchi, palazzi e simili.
Inoltre riesco finalmente a mangiare il Kebab nel quartiere arabo
.
Nel momento di ripartire scopriamo che la stazione chiude di notte,
e finiamo a dormire davanti alle sua porte assieme ad altre 10 - 12 persone;
tra queste c'e' anche Alessandro, milanese in interrail.
Questo è il primo Talgo che non si rompe a metà strada.
Facciamo scalo a Madrid Chamartin per arrivare a Barcellona, e qui pare niente sia cambiato.
Mi prendo un bochadillos ai calamari, un rapido giro nella stazione ed è già ora di cambiare treno.
Ciao Madrid !
Passiamo l'ultima vera tappa del nostro viaggio in un appartamento di Barcellona appartenente ad un tizio veramente fuori di testa, che tuttavia ci offre la possibilità di vedere la città di notte dall'altro...
Ed è veramente bella, credetemi...
Rivediamo ancora una volta una città viva e sempre diversa,
facciamo un giro sulla Rambla e sul lungomare, io faccio anche in tempo a prendermi la febbre,
che voglio di più ...
Memorabile l'ultima sera prima di partire a cena sulla Rambla:
calamati, sangria e una crepes al cioccolato...
.
Arrivare qui non è stato uno scherzo.
Partiti da Barcellona sotto un'imminente temporale abbiamo fatto Cerbere/Port Bou
e poi Nizza, dove abbiamo cambiato due treni e un pullman,
per poi arrivare a Cuneo e cambiare per Torino .
Il tutto con 39 - 40 gradi di febbre.
Alle 14:45 sono a casa, finalmente.
In questi 22 giorni ho riempito un diario di ogni possibile ricordo dei posti che visitavo, con il risultato che ora non si chiude più; ho dormito in stazione (più di una) e sono crollato di sonno nel letto a castello di numerosi ostelli; abbiamo imparato quel tanto che basta di spagnolo italianizzato per farci capire fino in Portogallo; abbiamo conosciuto gente di cui non ricordo neanche tutti i nomi...
Ma soprattutto, ho viaggiato.
E tutto rimarrà un gran bel ricordo da raccontare.
Ma ora, sono a casa.
Sono tornato.
...ho bisogno di una vacanza
.