Capita che nella vita, dopo bombardamenti mediatici in piena infanzia, uno decida che è giunta l'ora di andare in quel della Grecia a vedere se veramente esistono le dodici case dei Cavalieri dello Zodiaco, se la gente spacca le pietre a mani nude e se Zeus dall'alto dell'Olpimo si diverte a broccolare le divinità come faceva in Pollon.
Il trio di questa vacanza si compone del sottoscritto e due cari amici: Simone e Davide, con cui già altre volte ho avuto modo di condividere momenti di vita al limite del delirio.
L'auto e' quella di Simone, una Honda Civic 1.4 vecchio modello assettata per l'occasione dal peso dei bagagli.
Diciamoci la verità, non mi ricordo proprio che giorno fosse quando ci siamo incontrati in una Torino semideserta per caricare i bagagli; so solo che era il pomeriggio prima della partenza e ognuno aveva qualcos'altro da fare.
E' in questi momenti che le lunghe giornate passate a giocare a Tetris sul Gameboy (quello a cristalli liquidi in scale di grigio, vecchia scuola) si rivelano utili: la roba è troppa e gli allegri compagni di viaggio continuato a tirarne fuori di nuova.
Dopo alcuni sondaggi sull'utilità o meno di fornelletti da campeggio, stuoie, pinne e maschere in quantità riusciamo ad ottenere un equilibrio quasi magico per cui dopo aver caricato tutto riusciamo persino a salire in macchina.
L'equilibrio viene rotto quando decidiamo di far salire a bordo pacchetti di Pringles e Coca Cola che ci tormenteranno con la loro instabile presenza per tutto il (futuro) viaggio.
Nella vita si devono avere degli obbiettivi concreti.
I nostri sono dei monasteri a picco su delle rocce altissime nel nord della Grecia, chiamati Le Meteore, a Kalambaka.
Per arrivarci, impiegheremo tutto il primo giorno, con tappa pranzo a Ioannina, un bel posticino con lago annesso.
Le Meteore, dicevamo, ci accolgono con tanta di quella pioggia da farci seriamente pensare di ripartire il giorno seguente (in montagna con temporale tra le roccie ? ma che scherziamo ?).Avevamo appena assaggiato un pezzo di Grecia. Un bellissimo pezzo di grecia.
Paesaggi sconfinati immersi nel verde che non sarebbero sfigurati assieme ad una colonna sonora tipo "Lord of The Rings" e un tempo che si faceva via via migliore tanto quanto ci dirigevamo verso sud.
E tutti quanti avevamo sempre più voglia di vedere come sarebbe stata Atene; sapete, il Partenone, tutto il sito archeologico, sembrava uno dei posti più belli che la Grecia potesse offrire, e non di rado i nostri discorsi finivano a parlare di quando vi saremmo arrivati.
Per ora, la nuova tappa era Delfi. Città dell'oracolo immersa nel "mare degli ulivi".
Gran bel posto, Delfi.
Immaginate una valle, decisamente ampia, ricoperta anzichè dal classico fiume in basso, da un vero e proprio tappeto (cosi' sembrava dal nostro hotel) di alberi di ulivi che si gettava nel vicino mare (quello vero, di acqua salata).
Su un lato di questa vallata, Delfi; un paio di vie che si inerpicano piene di hotel e ristoranti fino al sito archeologico, il quale anch'esso scala la montagna con una discreta pendenza.
Comincio a capire come mai chi arrivasse all'oracolo del posto si sentisse tanto appagato. Bello, bello !
Dicevamo, di Atene.
Beh, lasciata Delfi arriviamo alla tanto desiderata città e metà di quello che pensavamo della città viene disilluso. Il restante viene proprio spazzato via.
Non me ne vogliano gli ateniesi, gente peraltro simpatica, ma la città è un caos incredibile di macchine, persone, gente, cartelli stradali sbagliati, cartelli stradali giusti messi nel posto sbagliato, nessun cartello stradale.
Inolte cominciamo a comprendere un caposaldo della nostra vacanza: i greci guidano in una maniera a metà tra il suicidio e lo sportivo esaltato.
Penso che in linea di massima chi guida in Grecia riesca a sopravvivere proprio perche' sa quando il codice stradale vada rispettato e quando no. Confondere le due cose potrebbe portare ad incidenti disastrosi (argh).
Insomma, dopo un'ora circa in cui ci perdiamo per la città, riusciamo a raggiungere il sito archeologico, per puro miracolo parcheggiamo a due passi (la fortuna del principiante®) e notiamo che vista dall'alto (dal Partenone) la città è sterminata.
Come dire, prendete Torino, clonatela 4 o 5 volte e ancora non avrete le dimensioni di Atene.
Abitare ai due lati della città penso volesse dire non vedersi mai (senza contare il traffico !).
Finito di visitare il sito (non più di mezza giornata) ripartiamo a manetta lasciandoci il caos alle spalle.
Fa caldo. Non l'ho ancora detto ma in Grecia fa caldissimo.Veramente troppo.
Ma in Italia in questo stesso periodo avevano già salutato l'estate, quindi va tutto bene.
La direzione è Corinto, che raggiungiamo verso sera fermandoci a dormire in una cittadina poco vicina e molto turistica: Lautraki.
Il sito di Corinto non è niente di speciale: lo si raggiunge con facilità, c'è poca gente ed è relativamente piccolo.
Stiamo per andarcene quando appena fatti pochi km. con la macchina uno dei miei due compagni di viaggio fa "e quella cosa lassu' cos'è ?".
Avevamo scoperto il secondo sito di Corino: la città Alta.
Mai nome fu più azzeccato: in macchina ci arrampichiamo sulla collina e dopo un bel pò vediamo un piccolo parcheggio e un bar. Una stradina si dirige verso quelli che una volta erano i resti di una serie di mura.
Passiamo tutto il resto della giornata a scalare rocce e vecchie costruzioni in un sito decisamente esteso e con un panorama da paura.
Ogni volta il desiderio di scoprire cosa si vede da quel punto più in alto ci spinge a minimo mezz'ora di scalata.
Ad un certo punto mi sono trovato praticamente appiccicato ad una parete di roccia quale novello free climber, per poi scoprire che, come nella più comica tradizione, dietro c'era il sentiero.
Nelle foto qui sotto dovreste anche trovare il sottoscritto che ascolta il cammino dell'esercito degli orchi con un'orecchio sulla pietra (Aragorn docet...).
La storia dell'irritante campeggio inizia con l'arrivo a Micene.
Micene è un posto strano. Ci fermiano una notte nel primo (in tutti i sensi) albergo che troviamo, a due passi dal cartello "benvenuti in città" e scopriamo subito che di vita, in città, proprio non ce n'è.
E' come se fossimo improvvisamente stati catapultati in un film dell'orrore dove le abitzioni, i ristoranti, gli hotel e tutto il resto sono belli lindi e puliti ma mancano... le persone! Strade deserte e turisti che si contano sulle dita di una mano.
Per fortuna il giorno dopo al sito archeologico di gente ce n'è fin troppa, e capiamo che la città in effetti offre poco o niente per rimanervi più dello stretto indispensabile.
Lasciata Micene decidiamo di cercare un campeggio sulla costa appena vi arriveremo.
Di campeggi non ce ne sono.
Memorabile la scena di noi tre che torniamo la sera nello stesso albergo di Micene come se oramai fossimo di casa...
Comunque, il giorno dopo decidiamo di puntare ad Epidauro ed Olimpia, siti archeologici non molto distante dal nostro hotel, per poi proseguire su un'altra costa (oramai la Grecia la conosciamo come le nostre tasche) la ricerca del campeggio.
Vi ho già detto che in Grecia (quella continentale) non ci sono quasi campeggi ?
Decidiamo di tagliare la testa al toro e di imbarcarci per la splendida...
Isola di foscoliana memoria, Zacinto è più bella che mai e si fa attendere solo un paio d'ore di traghetto imbarco e sbarco compreso.
Impressionante quanto il porto continentale, spoglio e deserto, contrasti con le luci e la relativa "commercialità" di Zacinto.
L'isola si può dire che si divida tra spiaggie, ognuna con il proprio nome, isole limitrofe raggiungibili tramite escursioni, e un saliscendi di stradine che conducono alle varie cittadine dell'isola.
E' prassi noleggiare scooter o quad per facilitare gli spostamenti, ma a noi non serviranno: siamo pigri e ci spostiamo in macchina, e la mia bellissima patente B a poco serve per guidare un quad decente (da qui coniata l'espressione del sottoscritto "maledetti quad...").
Il campeggio finalmente lo troviamo, e inizia la vacanza rilassante che tutto sommato ci siamo meritati a suon di scarpinate tra tutte le pietre della Grecia. Passeremo circa 7-8 giorni tra mare, tenda, ristoranti sparsi per l'isola e kebab (vero cibo del viaggiatore in ogni occasione).
Che dire?
Il ritorno è una di quei momenti in cui si contrappongono il desiderio di restare (perchè sei in vacanza e chissà quando ci torni) e quello di tornare (perchè sei in vacanza e ne hai le scatole piene).
Non so se veramente volessi tornare o restare, anche considerato che il ritorno è stato uno dei più lunghi di tutti i viaggi che abbia mai fatto...roba del tipo traghetto da Zacinto + 20 ore di nave + traffico in autostrada + strada per arrivare a casa.
Ma alla fine, arriviamo a casa del sottoscritto sotto una pioggerellina fastidiosa quanto basta per farmi rimpiangere il caldo...
Ringraziamenti (due) :